• Dom. Mar 7th, 2021

ANNA KULISCIOFF: DONNA, RIVOLUZIONARIA, MEDICO. Storia della dottora dei poveri nella medicina del suo tempo, di Francesca Zazzara.

Quello di Francesca Zazzara è un libro che va ad aggiungersi alla già importante bibliografia dedicata ad Anna Kuliscioff. Lo fa con un testo breve ma molto intenso, che ripercorre il cammino “tortuoso e irto di ostacoli” che condusse la futura dottora a divenire, nel 1886-1887 laureata in medicina. Ciò che si vuol lasciare è un ritratto della donna medico, che nel racconto del quotidiano, fatto di poche soddisfazioni e gioie, ci restituisce tutta l’umanità di una persona che ha vissuto la vita all’interno di una cornice valoriale forte, e per stare dentro la quale era disposta a mille privazioni, pur se il lignaggio familiare le avrebbe potute annullare, in una confortevole vita alto borghese. Ma è proprio quella appartenenza alto borghese, che consente alla Kuliscioff di abbandonare la Russia per recarsi a studiare ingegneria in Svizzera. A ricercare una indipendenza attraverso lo studio.

La Svizzera è terra di esuli. Di coloro che fuggono da regimi illiberali o che trovano in terra elvetica il luogo della tolleranza all’essere rivoluzionari e sovversivi. Qui conoscerà Andrea Costa, all’epoca ancora di idee libertarie, a cui rimarrà legata per alcuni anni, pur se la passione politica, fatta di ideali, azione, arresti ed espulsioni non sarà sufficiente a tenerli insieme. L’autrice ci riporta un Costa geloso, e poi sempre più distante da lei ed anche dalla loro figlia, Andreina. Vissero insieme un periodo ad Imola. Ma questa, per la Kuliscioff, si rilevò un’esperienza troppo claustrofobica e provinciale per una donna aperta e affamata di emancipazione e parità di diritti tra uomo e donna.

A questo punto, Anna riparte con la consapevolezza che il suo futuro è lo studio per la medicina, che allevi le sofferenze degli ultimi. Si trasferisce di nuovo in Svizzera, iscrivendosi alla facoltà di medicina di Berna. Interessante, anche alla luce delle vicende del presente, è lo scontro già forte all’epoca tra vaccinisti ed antivaccinisti, in mezzo al quale si trova anche la Kuliscioff, che se come madre ha delle titubanze verso una pratica ancora piuttosto nuova, pur se il vaccino aveva già permesso di sconfiggere il vaiolo, da scienziata è consapevole che la vaccinazione è un atto fondamentale di sanità pubblica.

Anna Kuliscioff lascerà la Svizzera per trasferirsi in una università italiana e cerca contatti affinché sia accolta la sua domanda di iscrizione. Il fatto che abbia una figlia non “legalizzata”, non la faciliterà affatto. Anzi, sarà una questione ostativa, tipica dell’arretratezza culturale dell’epoca. In una lettera a Costa scriverà:” I professori che hanno fatto delle pratiche per farmi lasciare qua (la Svizzera ndr) hanno ricevuto una simile risposta: ci basterebbe d’avere una constatazione, fosse anche da parte di un notaio, che la bambina della Kuliscioff di qualunquesiasi unione è figlia della Kuliscioff e del Costa […]”.

Nel 1884 sarà a Napoli, dove la facoltà di medicina e chirurgia è protagonista del positivismo, nonostante la città non sia proprio un centro tra i più evoluti d’Europa per lo sviluppo sociale ed economico. Però, l’aiuto non lo riceverà dai compagni di Costa, ma da «non socialisti», come il repubblicano e docente universitario Giovanni Bovio e da sua moglie. In questo periodo si fanno sempre più evidenti i sintomi della tubercolosi e della artrite.

Napoli è attraversata nuovamente da una epidemia di colera, che si diffonde velocemente nei quartieri popolari della città. La stessa che già nel 1836 aveva mietuto migliaia di vittime, tra cui un Giacomo Leopardi, che era ospite dell’amico Ranieri.

La Kuliscioff presta la sua opera presso l’ospedale degli Incurabili. Nel nome c’è già il motivo della sua costruzione nel Cinquecento. Qui trovavano un minimo di cura gli ultimi della società: anziani, poveri, orfani, donne sole, vittime di epidemie. Ma l’ambiente napoletano nonsi dimostra affatto immune da una cultura fortemente maschilista. Ma Napoli gli dà la possibilità di conoscere quello che sarà e resterà il suo compagno per la vita, e con cui dividerà lotte, passioni e amore: Filippo Turati, padre del socialismo italiano.

Le ricerche per la tesi di laurea si focalizzeranno sulla ginecologia, perché il suo obbiettivo sarà la salvezza e l’emancipazione delle donne. Si stabilirà prima a Como, dove lavorerà instancabilmente nell’ospedale della città e sulle ambulanze, non sottraendosi mai alla cura della “povera gente”, che incessantemente si recava presso la sua abitazione, per farsi curare. Poi, sarà a Pavia, sempre alla ricerca di entrare in università e continuar gli studi. Troverà in Camillo Golgi uno scienziato illuminato ed aperto, pronto a ad accoglierla nel suo laboratorio. Mentre il rettore della facoltà, a cui aveva fatto domanda di iscrizione, chiede informazioni su di lei al prefetto. Che non mancherà di consegnargli un dossier, dove compare come “nota socialista”, con la ricostruzione di tutta la sua vita di “sovversiva”. La Kuliscioff, comunque, riuscì a conseguire l’agognata laurea a Napoli, presumibilmente il 27 novembre 1886, dopodiché con il titolo acquisito, si recherà a Padova, per il tirocinio. Qui trova il medico Achille De Giovanni, che con la Kuliscioff presentava numerose affinità sia per la passione per la medicina, che per l’impegno politico, e secondo cui “non malattie ma individui malati si devono trattare”. De Giovanni proverà concretamente ad aiutarla, favorendone l’internato come assistente onoraria. Titolo prestigioso, ma gratuito. Inizia una riflessione che tra scoramento e voglia di ritornare alla politica, la porteranno, man mano, a cambiare strada.

Anna Kuliscioff parte alla volta di Milano, e impianta il suo studio in via S. Pietro all’Orto. Qui pratica un «socialismo medico» o ancora «marxismo applicato alla medicina». È un medico al servizio della collettività, che ama stare in strada, tra la gente, pur se l’artrite tubercolare, sovente, non le permette di muoversi se non a costo di grande dolore. Ma tra le strade popolari di Milano, dove si aggira sempre con eleganza e signorilità, la dottora è molto amata. E lo diventerà tanto anche tra le donne schiave di mariti e padroni. Importante, e non a caso, sarà il suo rapporto con quello che Filippo Turati definirà “apostolo scrittore lavoratore indefesso per la causa dei lavoratori”. Stiamo parlando del vecchio operaista Osvaldo Gnocchi Viani, uomo attentissimo già allora al problema della parità di genere, ai diritti delle donne. Non a caso scelse il doppio cognome, di cui il primo era della madre.

Lo Gnocchi Viani perora la causa di Anna Kuliscioff, come medico ospedaliero. Ma per una donna, anche a Milano, è ancora difficile affermarsi come medico, tanto che la stessa Kuliscioff viene pretestuosamente accusata di aver fatto trapelare informazioni a favore di un quotidiano riguardanti la morte di un paziente mentre veniva operato dal dottor Achille Antonio Turati. Pur se di calunnie si trattava, il fatto fu l’ennesimo colpo, che la porterà di lì a poco, ad abbandonare la carriera di medichessa, per dedicarsi interamente alla politica e al giornalismo, fino alla fine dei suoi giorni. In fondo, il “Partito socialista era nato, e la dottoressa Anna Kuliscioff, specialista in ginecologia, ne era stata la levatrice”.

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