• 19 Ottobre 2020 17:04

John J. Mearsheimer, La tragedia delle grandi potenze (LUISS 2019; prima edizione 2001)

Libro rappresentativo del realismo offensivo, dottrina di relazioni industriali. Ne propongo una sintesi.

Cos’è realismo: guardare il mondo così com’è e non come ci piacerebbe che fosse.

Cosa ci dice il realismo: che siamo condannati alla perpetua competizione tra le grandi potenze. Anche gli Stati che chiedono solo sicurezza sono costretti ad essere aggressivi.

Il realismo offensivo contesta le teorie liberali delle relazioni internazionali, secondo le quali è improbabile che paesi floridi e democrazie si combattano tra loro e si confida che le istituzioni internazionali evitano i conflitti dirompenti tra Stati. Il realismo obietta che le grandi potenze sono influenzate più dall’ambiente esterno che dalle loro caratteristiche interne.

Anche il campo del realismo è però diviso, tra realismo offensivo e realismo difensivo. Morgenthau è un campione del realismo offensivo, incentrato sulla volontà di potenza, diverso dal realismo difensivo di Waltz, secondo cui decisiva è non la volontà di potenza ma di sicurezza e sopravvivenza.

Dunque, il realismo offensivo e quello difensivo contrastano sull’obbiettivo degli Stati: preservare la potenza, secondo il realismo difensivo; accrescerla, secondo quello offensivo, fino a diventare egemoni, perché la  sopravvivenza esige un comportamento aggressivo.

5 proposizioni fondamentali del realismo offensivo:

1. Il sistema internazionale è anarchico, manca un’autorità centrale.

2. Ogni stato possiede una capacità militare offensiva.

3. Le intenzioni di un altro stato sono inconoscibili.

4. La sopravvivenza è lo scopo principale.

5. Le grandi potenze sono attori razionali. La combinazione dei 5 punti porta all’aggressività delle grandi potenze.

Insomma, lo status quo lo vuole solo l’egemone. Un egemone globale non c’è mai stato. Al massimo, c’è l’egemone regionale. Gli USA sono oggi l’unico egemone regionale. Altri tentativi di diventare egemone regionale sono stati fatti da Francia Napoleonica, Germania Guglielmina, Germania Nazista, Giappone, URSS.

Molto condivisibile, a mio giudizio, l’anti-economicismo di Mearsheimer, che evidenzia che determinante è la lotta per il potere, cui sono subordinate anche le esigenze economiche. Tutte le potenze sono stati ricchi, non tutti gli stati ricchi sono potenze.

C’è, dunque, un potere potenziale (dato da popolazione e ricchezza) e un potere effettivo (quando il potere potenziale si traduce in esercito, aerei, flotta – ma la componente-chiave è la potenza terrestre). Da considerare il potere frenante dell’acqua (i mari che separano gli Stati) e l’impossibilità dell’egemonia globale.

Strategie contro gli aggressori: bilanciamento (costruire una coalizione per un’alleanza difensiva); oppure, lo scaricabarile (far combattere altri contro il tuo nemico). Da evitare: appeasement e bandwagoning (saltare sul carro del vincitore).

Le grandi potenze in azione: 5 casi. Giappone, Germania e URSS puntavano all’egemonia regionale. UK non cercò di conquistare l’egemonia regionale (a causa del potere frenante dell’acqua). USA isolazionisti nella prima metà del Novecento, ma poi saranno i soli a conquistare l’egemonia regionale. Altri casi di egemonia regionale conquistata nel passato: Roma; Moghul; Ch’ing.

L’autore esamina alcune delle potenze più significative della storia moderna e contemporanea:

–          Giappone 1868-1945.

–          Germania 1862-1945.

I problemi di collocazione geografica e sicurezza della Germania, priva ad est di adeguati confini naturali. Le vittorie di Bismarck (1864, 1866, 1870-71). La distruzione della Confederazione Tedesca e la fondazione dello stato unitario, erede della Prussia. La continuità tra Hitler e il passato tedesco imperiale.

I rivali della Germania: Francia e Russia. La Germania 1903 comincia a pensare all’egemonia regionale e vuole una grande flotta per sfidare la Gran Bretagna. La Germania sarebbe dovuta scendere in guerra nel 1905 invece che nel 1914 (altro che realismo difensivo!).

Versailles 1919 e la sua pace molto onerosa per i Tedeschi. La Germania nazista, uno degli stati più aggressivi nella storia del mondo. La stupefacente vittoria sulla Francia del 1940. Hitler malvagio ma stratega (fino all’errore dell’attacco all’URSS del 1941 – ma il fronte allora era solo quello con l’URSS: decisione errata ma non irrazionale). Poi, USA e Gran Bretagna aprono il secondo fronte ….

–          URSS 1917-1991.

–          Italia 1861-1943.

Grandi appetiti e denti guasti (diceva Bismarck dell’Italia). Prima Guerra Mondiale, l’Italia poteva spostare l’ago della bilancia (strategia del peso decisivo). Espansione dell’Italia liberale e fascista: diplomazia e interventi dosati. La Francia batte l’Italia nella corsa alla Tunisia (1881). La sconfitta di Adua del 1895.

La conquista della Libia nel 1911. Poi, il Dodecaneso. Prima Guerra: l’Italia ottiene solo Istria e Trentino, non tutto quello che sognava. Le conquiste dell’Italia liberale: Roma, Veneto, Istria, Trentino, Dodecaneso, Eritrea, Libia, Somalia. Mussolini e la conquista mancata di Corfù.

La guerra in Albania (1932). La conquista dell’Etiopia (1935-36). Mussolini espansionista come i liberali (NdR: ma i liberali riescono meglio, Mussolini meno). Spagna 1936: la partecipazione italiana alla guerra civile.

La dichiarazione di guerra alla Francia invasa: 10 giugno 1940. I disastri militari in Egitto e Grecia. I 200mila soldati italiani in Russia. La resa dell’8 settembre 1943.

–          Gran Bretagna 1792-1990.

L’obiettivo del mantenimento dell’equilibrio europeo. Lo scaricabarile praticato dalla “perfida Albione”. 1792-1815 in guerra contro la Francia. 1816-1904: lo splendido isolamento. 1905-1930: la necessità di contenere la Germania Guglielmina.

La Gran Bretagna ebbe un ruolo principale nella sconfitta dell’esercito tedesco nel 1918. 1930-39: la pratica della responsabilità limitata. 1939-45: l’impegno continentale del Regno Unito.

Da Dunkerque alla Normandia. 1945-1990: la Guerra Fredda. USA e Regno Unito bilanciatori d’oltremare, mai tentativi britannici di dominare l’Europa.

Infine, Mearsheimer si cimenta con la domanda delle domande: l’ascesa della Cina potrà essere pacifica? Cina e USA sono destinati ad essere avversari.

Oggi, gli USA sono primi. Poi, vengono Cina e Russia. Se la Cina crescerà ancora, vorrà l’egemonia regionale come ce l’hanno gli USA. Gli USA si alleeranno con India, Giappone, Singapore, Corea del Sud, Russia e Vietnam per bilanciare la Cina.

Oggi la Cina perderebbe male. Verso una Dottrina Monroe cinese? Il controllo della prima e della seconda catena di isole al largo della Cina. Le 6 contese territoriali della Cina, di cui Taiwan è la più importante.

Il potenziale conflitto con il Tibet per l’acqua. Gli interessi cinesi in Africa e nel Golfo Persico. Gli stretti-chiave del Sud-Est asiatico. Il tempo gioca a favore dei cinesi (per questo, i vicini della Cina hanno interesse ad anticipare le liti con la Cina).

Il contenimento della Cina è un’alternativa alla guerra con la Cina. Gli USA vorranno fare a scaricabarile con i vicini della Cina che la temono. 3 strategie alternative al contenimento: la guerra preventiva; rallentare la crescita economica della Cina; il rollback (rovesciare regimi vicini alla Cina; fomentare disordini interni). Ci sono contrasti tra interessi politico-militari e interessi economici (ma si sappia che prevarranno i primi).

L’avvicinamento India-USA. Indonesia, Singapore, Giappone, Taiwan. Più probabile una guerra Cina-USA di quanto non lo fosse URSS-USA. L’Europa era bipolare, l’Asia diverrà multipolare (guerre più probabili in contesto bipolare). Confucianesimo cultura di pace? Nella storia non è andata così.

Speriamo che i fatti confutino la teoria, scrive l’autore … E noi con lui, alla ricerca di una maglia rotta nella rete, direbbe Eugenio Montale. In ogni caso, cerchiamo di non prescindere da un approccio realistico anche e soprattutto per perseguire esiti diversi dai conflitti.