Traccia dell’intervento di Roberto Campo, Presidente Istituto Studi Sindacali Uil “Italo Viglianesi”, in occasione dell’omaggio a Giacomo Matteotti, organizzato dalla Fondazione Matteotti e dall’Associazione Matteotti-Saragat, Lungotevere Arnaldo da Brescia

Roma, 10 giugno 2017

campoRingrazio gli organizzatori per l’invito. Giunti alla fase finale della manifestazione, credo di poterne interpretare la soddisfazione per la riuscita di questa edizione, ricca di contributi e che ha visto la convergenza di tutti i livelli istituzionali interessati, come dovrebbe essere, ma non sempre è.

Anche oggi come la prima volta, i toni del nostro omaggio non sono quelli mesti della commemorazione. Come disse Filippo Turati nel suo discorso del 27 giugno 1924 per Giacomo Matteotti assassinato, non si tratta di una commemorazione, ma del rito religioso della Patria. Parole appropriate, tanto più alla lettura del  discorso di Giacomo Matteotti del 30 maggio 1924, alla Camera dei Deputati, che opportunamente anche il sindaco ha ricordato: il discorso nel quale denuncia i brogli elettorali fascisti; il discorso che gli costerà la vita.

Giacomo Matteotti parla tra continue interruzioni, in un clima di aggressione, ma il Presidente dell’Assemblea non richiama i disturbatori, i provocatori, ma Giacomo Matteotti, cui si rivolge con queste parole:  “Onorevole Matteotti, se ella vuole parlare, ha facoltà di continuare, ma prudentemente.” E Giacomo Matteotti replica: “io chiedo di parlare non prudentemente, né imprudentemente, ma parlamentarmente!” È un momento altissimo di difesa della democrazia parlamentare morente, indimenticabile. Matteotti sa che non c’è più niente da fare, ma va avanti, fino in fondo.

Di quei giorni, amareggia anche il ricordo dell’incapacità di unirsi della sinistra, e delle forze democratiche, pur davanti al dilagare fascista: socialisti PSI, socialisti PSU – Turatiani - e comunisti del PCd’I, freschi di scissione, non riescono a dare priorità all’unità antifascista. Una lezione sui danni del settarismo che avrebbe dovuto essere definitiva.

Né mancò chi, pur rendendo omaggio al sacrificio eroico di Giacomo Matteotti, non seppe astenersi dalla polemica politica che lacerava i partiti della sinistra, e definì Giacomo Matteotti “pellegrino del nulla”, per significare che l’idea socialista che lo aveva guidato era senza prospettive: il futuro era tutto e solo del comunismo. E invece, pellegrino del nulla Giacomo Matteotti non è stato, ma un vincitore, così lo chiamò Turati, nonostante l’instaurarsi della dittatura fascista, un vincitore tanto più con la conoscenza del poi, su quanto il socialismo democratico e riformista ha saputo costruire dopo il crollo del fascismo. La tessera Uil del 2014, nel 90° anniversario del suo assassinio, recava l’immagine di Giacomo Matteotti: la sua lezione, il suo esempio, il suo coraggio, è per sempre.

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