73° ANNIVERSARIO UCCISIONE DI BRUNO BUOZZI

Il 4 giugno di quest’anno è il 73° anniversario dell’eccidio di Bruno Buozzi e dei prigionieri che furono uccisi dai nazisti presso La Storta sulla via Cassia, vicino a Roma.

Di solito è particolarmente indicato questo tipo di commemorazione quando ricorrono decennali o altre date che permettono di creare l’evento per una riflessione sulla persona o sull’opera del protagonista.

buozzi.pngNon ricorrendo quell’occasione ci piace ancora di più scrivere di Buozzi con gratitudine, poiché spese la vita per l’ideale di un sindacato democratico, socialista e soprattutto refrattario a quei rivoluzionarismi settari così poco coinvolgenti rispetto a una classe operaia dai grandi numeri, ma dalla poca sostanza politica.

Buozzi fu un grande sindacalista poiché riuscì a coniugare la passione per la politica alla necessità di riscattare la classe operaia dalla condizione di estrema precarietà, in cui versava tra l’altro un po’ tutto il mondo del lavoro in Italia. La sua capacità di organizzatore si preoccupò sempre di legare i propri destini a quello di chi quotidianamente si batteva per il riconoscimento di condizioni di lavoro meno gravose. Un limpido esempio di questa capacità si trova nelle grandi lotte sindacali del primo dopoguerra. Al VII Congresso nazionale della F.I.O.M., svoltosi a Roma nel 1918, tra le rivendicazioni proposte da Buozzi al congresso la più importante era la giornata di lavoro di otto ore. L’obiettivo fu raggiunto qualche mese dopo con l'accordo del 20 febbraio 1919 tra la F.I.O.M. e l'associazione degli industriali meccanici e siderurgici. In questo era il suo riformismo e la sua capacità di essere giustamente ricordato da tutti come colui che avrebbe guidato il sindacato in Italia. La sua formazione certamente risentiva del fatto che, piuttosto che gli studi, il lavoro lo aveva condotto al confronto e all’ascolto di una classe che alla fine della prima guerra mondiale si presentava demoralizzata. Tuttavia, proprio la prima guerra mondiale aveva portato, con la crescita dell’industria siderurgica italiana, alla formazione di una classe operaia più omogenea; inoltre l'esperienza delle lotte del biennio postbellico portò al prevalere di una concezione più moderna della struttura del sindacato. Buozzi si batteva per un’organizzazione del sindacato "per industria", che superava la vecchia concezione "per mestiere", struttura organizzativa che fu approvata nel primo congresso post-bellico della C.G.d.L. (1921), adottando il principio del sindacato unitario di tutti i dipendenti da ogni singola industria, operai, tecnici ed impiegati.

La sua crescita politica si legò a Turati e Matteotti nel PSU e le vicende tra le due guerre, come anche durante il fascismo, lo videro protagonista sempre delle vicende sindacali. La sua attività fu sempre connotata da una coerenza politica che difficilmente gli eventi lo possono permettere. Infatti, la sua capacità di mediazione, soprattutto durante il fascismo, poteva sembrare un volersi smarcare dall’opposizione che rimarrà sempre un punto fermo nella sua azione. Si considerò sempre un socialista e per il P.S.U. fu eletto deputato il 16 novembre 1919

Come uomo di partito rimase fedele alle sue origini di socialista riformista. Nel 1930 prese parte alle trattative per la riunificazione dei due partiti socialisti ed entrò a far parte del nuovo P.S.I. sezione dell'I.O.S. (Internazionale operaia socialista). In tutti questi organismi politici, tuttavia, Buozzi era soprattutto il rappresentante del movimento sindacale. La sua presenza in queste sedi voleva dimostrare la continuità di vita della C.G.d.L. come unica legittima rappresentante dei lavoratori italiani. Questa sua intransigente posizione politica e sindacale - ancorché pronta al dialogo e al confronto - tenuta durante il fascismo, la guerra, l’esilio in Francia, durante gli arresti ed il confino, aveva continuato a dare il proprio contributo alla causa della libertà tanto che, subito dopo la caduta del fascismo il 30 luglio 1943, Buozzi fu liberato dal confino e il 9 agosto fu nominato dal governo Badoglio commissario della Confederazione sindacale dei lavoratori dell'industria.

Intanto nell’Italia del nord cominciarono gli scioperi e le agitazioni contro la guerra, contro il carovita e l’occupazione tedesca, coinvolgendo anche importanti aspetti sindacali. Queste agitazioni culminarono nello sciopero generale di Torino del 18-20 agosto. Buozzi e Roveda, vicecommissario per i lavoratori dell'industria, con il ministro delle Corporazioni Piccardi si recarono a Torino per trattare la conclusione dello sciopero. Con queste trattative si ottenne l'accordo del 2 settembre per la ricostituzione delle commissioni interne nelle fabbriche, il maggior risultato sindacale raggiunto in quel tempo.

Arrestato nuovamente dai nazisti, la sua fine ebbe il tragico epilogo a La Storta nella massa di soldati in fuga.

Il periodo storico e politico, che ha dettato un ciclo tragico e straordinario per il nostro Paese e per l’Europa tutta, ha prodotto gli avvenimenti che hanno condotto Buozzi ad essere considerato il protagonista delle vicende sindacali dell’inizio del secolo scorso. Il riformismo socialista, che ha resistito a tutte le stagioni, fondato sulla forza degli ideali di riscatto, libertà e autonomia è stato il vero motore che animò nelle difficoltà e nelle conquiste l’opera di Buozzi. Il confronto e la discussione, le scelte democratiche e l’ascolto della base, le prassi e le innovative regole sindacali: questo è il metodo riformista che è stato ereditato dalla UIL ed è un patrimonio indissolubile del nostro sindacato.

L’Istituto di Studi Sindacali rende omaggio ad un grande sindacalista, lasciando un fiore sulla sua tomba e accettando la sfida che questa eredità impone, ossia che queste nostre radici siano e restino sempre vive in ogni uomo e donna della UIL che, tutti i giorni, si confrontano con qualunque realtà per cercare di renderla migliore.

L’ISTITUTO DI STUDI SINDACALI

 

 

 

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Appuntamenti suggeriti dall'Istituto Studi Sindacali

Martedì 9 Maggio 2017

L’Istituto di Studi Sindacali Italo Viglianesi partecipa insieme alla Fondazione Brodolini e alla Fondazione Di Vittorio ad una ricerca sull’esperienza della Federazione Unitaria Cgil-Cisl-Uil 1972-1984. Il punto di partenza di questo lavoro è il convegno che si terrà domani, martedì 9 maggio 2017, ore 9.30, presso la Facoltà di Economia dell’Università La Sapienza.

Il convegno si svolgerà in due sessioni: la mattina con le relazioni su aspetti specifici che hanno caratterizzato la fine degli anni ’60; il pomeriggio si confronteranno tre segretari confederali, tra cui il nostro Domenico Proietti, con Giorgio Benvenuto, protagonista di quegli anni. In allegato, la locandina dell’iniziativa. Fraterni saluti.

Il Presidente dell’ISS

Roberto Campo

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