Ricerca sulla Federazione Unitaria Cgil-Cisl-Uil 1972-1984

Prologo in Cielo: lo straordinario Sessantanove

 

CopertinaSi è svolta martedì 9 maggio 2017 alla Facoltà di Economia dell’Università La Sapienza di Roma la prima delle tre giornate di studio previste parallelamente al procedere della ricerca sull’esperienza della Federazione Unitaria Cgil-Cisl-Uil (1972-1984), promossa dalla Fondazione Brodolini, con la partecipazione della Fondazione Di Vittorio e dell’Istituto Studi Sindacali Italo Viglianesi (Uil), e con la collaborazione degli Archivi Storici di Cgil e Uil.

I dodici anni della Federazione Unitaria sono stati divisi in tre periodi: 1972-1975; 1975-1980; 1980-1984. Ma c’è anche un “prologo in cielo”: lo straordinario 1969, gli antefatti che crearono il contesto in cui nacque la Federazione Unitaria.

La giornata di studio ha visto nella mattinata - con anche una numerosa partecipazione di studenti - alternarsi relazioni di taglio storico-economico e giuridico con altre di carattere storico e sociologico. La Professoressa Donatella Strangio, padrona di casa, è stata la coordinatrice della mattinata. Nel pomeriggio, il confronto tra un protagonista di quegli anni, Giorgio Benvenuto, e tre dirigenti confederali di oggi: Franco Martini (Cgil), Gianluigi Petteni (Cisl) e Domenico Proietti (Uil), con Emilio Gabaglio in veste di presentatore-coordinatore.

Il ricordo di Ezio Tarantelli, assassinato dalle Brigate Rosse il 27 marzo 1985, nella Facoltà che ci ha ospitati, dove insegnava, ha unito tutti i presenti. L’elaborazione dell’economista è stata decisiva nel costruire la politica di predeterminazione dell’inflazione, che malauguratamente non fu assunta unitariamente dal sindacato, ormai avviato ad una conclusione, che si rivelerà drammatica, dell’esperienza della Federazione Unitaria.

È stata una giornata soddisfacente, per la varietà dei contributi, che hanno evidenziato anche punti controversi su cui il confronto potrà continuare, approfondendo.

È innegabile che l’interesse della ricerca non si esaurisce nella ricostruzione di vicende importanti nella storia del sindacato e della nostra nazione, ma c’è anche l’idea che quella esperienza possa essere utilizzata per sperimentare un nuovo ciclo di unità sindacale, non limitata alla sempre preziosissima unità d’azione, ma più impegnativa.

Sicuramente così è in Uil, dove il segretario generale, Carmelo Barbagallo ha più volte evocato la Federazione Unitaria Cgil-Cisl-Uil per proporne un’attualizzazione, una nuova proposta unitaria, convinto che la portata dei problemi da affrontare sia tale da richiedere il massimo di coesione e determinazione da parte del sindacato.

A questo proposito, l’intervento che più si è cimentato con la possibilità di un nuovo patto federativo tra le tre organizzazioni sindacali è stato quello di Mimmo Carrieri (Università La Sapienza), che ha presentato uno schema con 4 opzioni per il prossimo futuro del sindacato confederale, che riassumiamo e commentiamo:

rilancio dell'unità organica (ipotesi improbabile, l’unica esperienza si è avuta nel 1944-48, e paiono evidenti i caratteri di eccezionalità di quella vicenda);

disunione competitiva (come nel periodo 2002-2011, con un picco di disunione nel 2009: in Uil, si è lavorato per superare quella lunga fase e ricostruire condizioni unitarie, certamente non è questa un’opzione oggi presa in considerazione);

bipolarismo sindacale (recentemente riproposto da Pietro Ichino, con Cisl e Uil da una parte e Cgil dall’altra: la Uil è nata sconfiggendo nel 1950 il primo tentativo di realizzare un bipolarismo sindacale, opzione che più volte si è ripresentata nel corso del tempo, cui la Uil non ha mai aderito);

potenziamento dell’unità possibile, dando vita a una convivenza regolata tra le tre confederazioni, che sopporti anche qualche divisione trasparente: qui, in questo ambito, secondo Carrieri, potrebbe collocarsi un nuovo patto federativo, fatto non solo delle indispensabili regole sulla validità dei contratti, ma un patto più completo, volto alla ricerca del consenso più ampio ma senza riproporre un troppo esteso diritto di veto.

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Le relazioni degli economisti hanno trattato il ruolo macro-economico del sindacato, in generale (Giovanni Di Bartolomeo) e in riferimento in particolare alla golden age (Mauro Rota e Donatella Strangio). Nel primo lavoro, si sono richiamate teorie classiche sull’impatto dell’azione sindacale sull’economia, come la curva di Calmfors & Driffill, elaborata nel 1988, secondo cui contrattazioni salariali molto decentrate (Stati Uniti, Canada, Giappone) o molto centralizzate (Svezia, Austria) inducono le parti sociali a una maggiore moderazione salariale, comportando un più basso livello di disoccupazione rispetto ai gradi intermedi di centralizzazione (Italia, Francia, Belgio, Olanda). Il grado di centralizzazione influisce molto anche sulla probabilità che il sindacato diventi interlocutore dei governi, i quali a loro volta sono più propensi al rapporto con il sindacato quanto più sono interventisti in materia economica. Queste considerazioni suggeriscono che, se si vuole modernizzare la funzione macro-economica del sindacato, il decentramento contrattuale deve essere controllato, ché invece un decentramento sregolato minerebbe le fondamenta del sistema di relazioni industriali, soprattutto in una nazione come l’Italia, in cui il peso della piccola impresa è debordante. È stato inoltre osservato che i sindacati tendono ad essere più attivi quando l’inflazione è alta, non altrettanto quando si tratta di fare i conti con problemi di disoccupazione e crescita. Un quadro di difficoltà ampiamente sperimentato in questi anni nell’Italia che non cresce. Nella relazione sulla golden age (1950-1973), si è voluto evidenziare che non sarebbero gli anni Settanta la tomba della crescita sostenuta del secondo Dopoguerra, come in genere si ritiene, in quanto la crescita italiana negli anni ’70 e ’80 è sì meno forte che negli anni ’50 e ’60, ma è comunque superiore a quella di Germania, Francia e Regno Unito. Il tratto distintivo della “coda” della golden age sarebbe comunque l’alta inflazione.

Il versante giuridico è stato analizzato dalla relazione di Micaela Vitaletti (Università di Teramo). Si è illustrato come il carattere inclusivo delle regole di funzionamento della Federazione Unitaria Cgil-Cisl-Uil 1972-1984, basate sul mutuo riconoscimento, sia stato sostituito con il carattere selettivo delle nuove regole della rappresentanza e rappresentatività e della validazione dei contratti, metodo selettivo cui si è approdati recentemente (2008) anche in Francia. Preoccupante, intanto, il continuo aumento del numero dei CCNL: è stata superata quota 900.

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Le relazioni di carattere storico e sociologico. Quella di Andrea Ciampani (Libera Università Maria Santissima Assunta) sul ’69 ha voluto sottolineare la diversa natura di Sessantotto e Sessantanove, respingendo giudizi come quello espresso a suo tempo da Bruno Trentin, che parlò di nuovo biennio rosso. Un simbolo della diversità dei due movimenti lo offre la manifestazione del 28 novembre a Roma dei metalmeccanici, sfilano in 100mila, senza rompere un vetro. Il ’69 operaio rappresenta una svolta, che giunge al culmine di un lungo lavoro di preparazione svoltosi negli anni precedenti. Non sarà il numero degli scioperi (oltre 3.000, che non sono di più di quelli degli anni che seguirono), né quello degli scioperanti (7 milioni e ½, ma nel ‘75 saranno di più) a caratterizzare il ’69, ma l’intensità della partecipazione, evidenziata soprattutto dai 38 milioni di giornate perse. Alle lotte e alle manifestazioni parteciparono anche i pubblici dipendenti, gli impiegati. Nelle fabbriche si svolgono le assemblee, che prima non si potevano fare.

Adolfo Pepe (Fondazione Di Vittorio), nel suo intervento, ha voluto sottolineare che il quadro politico dell’epoca era caratterizzato da un centro-sinistra bloccato e senza iniziativa e da una classe imprenditoriale che, nonostante il Rapporto Pirelli, non ragionava sulle prospettive future, non rendendosi conto del processo in atto di fuoriuscita dal fordismo. Per questo non ha affiancato né tantomeno immaginato alcuna strategia italiana confrontabile con quelle di Giappone (toyotismo), Germania e Stati Uniti. La Federazione Unitaria si trovò in questa situazione ad essere la sola proposta innovativa, il solo tentativo di soluzione, rispetto al vuoto imprenditoriale e politico. Il sindacato, a differenza di governo e impresa, ebbe il coraggio di assumere la funzione di guida per l’innovazione richiesta; tuttavia nel tempo ha scoperto il limite di questa particolare condizione e sperimentato la difficoltà ad esercitarla, per cui il declino arrivò inesorabile.

Anche Mimmo Carrieri ha parlato della supplenza esercitata dal sindacato nel sistema Italia in quegli anni, ma ha altresì evidenziato che il sindacato a sua volta aveva limiti. Il processo inclusivo (consociativo) che presiedette al funzionamento della Federazione Unitaria fu esso stesso un grande limite: non governava le differenze, sfociava nell’esercizio del diritto di veto. Prima di infrangersi sulla concertazione sulla scala mobile, la Federazione Unitaria aveva già esaurito la sua spinta propulsiva. L’idea di un nuovo patto unitario è però apprezzata da Carrieri, se calata in uno schema realistico, di potenziamento dell’unità possibile.

Nel pomeriggio, Emilio Gabaglio ha aperto la sessione ricordando il carattere di ripiego che venne ad avere la Federazione Unitaria rispetto all’obiettivo, che inizialmente era sembrato raggiungibile, dell’unità organica. Anche se resta il sospetto che l’unità organica fosse giudicata utopica, e che la Federazione Unitaria possa essere stata sin dal primo momento realisticamente il vero progetto.

Giorgio Benvenuto (segretario generale Uilm 1969-76 e segretario generale Uil 1976-92) ha confermato che la nascita della Federazione Unitaria fu vissuta all’epoca come il meno peggio rispetto agli obiettivi unitari più ambiziosi, su cui i metalmeccanici, che si muovevano come una quarta confederazione, compirono passi più avanzati, tanto che si può ben dire che l’unità organica Fim, Fiom e Uilm la fecero davvero, con la creazione della Flm, con tanto di bilancio unitario (fino al 1979). Uilm e Fim procedettero addirittura allo scioglimento. Ciononostante, Benvenuto - che ricorda di aver votato contro la Federazione Unitaria - con il senno di poi giudica comunque positiva quell’esperienza, soprattutto per fronteggiare l’emergenza del terrorismo. Ad Emilio Gabaglio che sollecitava una valutazione sulle ragioni per cui l’obiettivo dell’unità organica non fu raggiunto, Benvenuto ha risposto che probabilmente non conveniva a nessuno: non ai partiti, e, in particolare, non al PCI. Ma la Federazione Unitaria, pur nata male, fu poi gestita meglio. Non ci furono scioperi separati, nemmeno sulla scala mobile. Non si è mai votato a maggioranza, né per organizzazioni.

E oggi? Siamo tornati al Giulio Pastore di “marciare divisi e colpire uniti”? - ha chiesto Emilio Gabaglio a Gigi Petteni, il quale ha molto valorizzato il lavoro svolto con Franco Martini e Tiziana Bocchi nel costruire la proposta unitaria di Cgil, Cisl, Uil sulla contrattazione. A giudizio del sindacalista Cisl, aver retto e mantenuto i rapporti in questi anni difficili ci aiuta ad eventualmente cogliere al meglio quel po’ di primavera che si spera verrà.

Domenico Proietti ha voluto rimarcare i risultati davvero notevoli ottenuti negli ultimi due anni dal sindacato, nel modificare un contesto sfavorevole e pericoloso che esaltava l’aggressività delle forze politiche, economiche, sociali e del mondo dell’informazione ostili al sindacato, con il Governo che lanciava un attacco senza precedenti ai corpi intermedi in generale e al sindacato in particolare, minacciando interventi legislativi sostitutivi della libera contrattazione su salario, rappresentanza, rappresentatività. Da metà 2015, siamo riusciti a cambiare la situazione, grazie anche ad una capacità di proposta che si è misurata soprattutto con i problemi di previdenza, contrattazione, pubblico impiego. Prossimo obiettivo: una vertenza fisco (e contro l’evasione fiscale). Non basta, però, una ritrovata vivacità sindacale a livello nazionale. Il sindacato europeo e mondiale sono livelli decisivi, da rafforzare anche con cessioni di sovranità, per affrontare la rottura dell’equilibrio con la democrazia indotta dal turbocapitalismo.

Franco Martini ha rievocato l’esperienza unitaria della Fulta, nel settore tessile-abbigliamento; confermato il paradosso che vede Cgil, Cisl, Uil impegnate a razionalizzare il sistema contrattuale mentre ogni giorno nasce un nuovo CCNL; prefigurato la possibile nuova federazione unitaria prossima ventura come una grande RSU nazionale.

Al termine di una giornata piena di studio e dibattito, Emilio Gabaglio ha ricordato le prossime iniziative in programma e l’obiettivo di concludere in un anno/un anno e mezzo l’intera ricerca.

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Appuntamenti suggeriti dall'Istituto Studi Sindacali

Martedì 9 Maggio 2017

L’Istituto di Studi Sindacali Italo Viglianesi partecipa insieme alla Fondazione Brodolini e alla Fondazione Di Vittorio ad una ricerca sull’esperienza della Federazione Unitaria Cgil-Cisl-Uil 1972-1984. Il punto di partenza di questo lavoro è il convegno che si terrà domani, martedì 9 maggio 2017, ore 9.30, presso la Facoltà di Economia dell’Università La Sapienza.

Il convegno si svolgerà in due sessioni: la mattina con le relazioni su aspetti specifici che hanno caratterizzato la fine degli anni ’60; il pomeriggio si confronteranno tre segretari confederali, tra cui il nostro Domenico Proietti, con Giorgio Benvenuto, protagonista di quegli anni. In allegato, la locandina dell’iniziativa. Fraterni saluti.

Il Presidente dell’ISS

Roberto Campo

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