In ricordo di Giovanni Sartori

La Democrazia in Trenta Lezioni, a cura di Lorenza Foschini - Mondadori, 2008
Articolo di Roberto Campo

sartoriGiovanni Sartori, politologo di prestigio mondiale, ha scritto, tra l’altro, un manuale di politica di grande interesse e, al tempo stesso, agevole lettura, “Democrazia: cosa è” . Recentemente, con la collaborazione di Lorenza Foschini, ha pubblicato sugli stessi temi un testo ancora più divulgativo, ma sempre rigoroso, “La Democrazia in Trenta Lezioni” , cui dedichiamo questa presentazione.

 

La prima delle trenta lezioni verte sulla definizione di democrazia, che non può accontentarsi del significato della parola, “potere del popolo”, ma deve andare alla sostanza come si è storicamente determinata: la maggioranza ha sì diritto di comandare, ma nel rispetto dei diritti della minoranza. Non c’è solo il diritto della maggioranza del popolo, dunque, ma anche il diritto della minoranza, che deve essere messa in condizione di poter a sua volta, in successive elezioni, diventare maggioranza. È il principio di maggioranza moderata che differenzia la democrazia antica, inventata dai Greci, da quella moderna, la liberal-democrazia.

La lezione 11 approfondisce il confronto tra la democrazia degli antichi e quella dei moderni: la democrazia antica consiste nell’esercizio diretto del potere, con decisioni a somma nulla, senza mediazioni, mentre la democrazia moderna è soprattutto un sistema di controllo e limitazione del potere, intessuta com’è di mediazioni, che favoriscono l’assunzione di decisioni a somma positiva, in cui, cioè, più parti beneficiano delle scelte che si compiono. Nella democrazia rappresentativa, gli elettori decidono chi deciderà le questioni, mentre nella democrazia diretta si vogliono decidere in prima persona le questioni.

Ma la partecipazione diretta funziona solo con i piccoli numeri, come nel caso della polis greca e dei comuni medievali. La democrazia referendaria/elettronica (lezione 7) non è una soluzione per praticare la partecipazione con i grandi numeri, ma un passaggio dalla democrazia rappresentativa ad una varietà di democrazia diretta. Democrazia referendaria ed elettronica sono democrazie dirette impoverite perché manca l’interazione faccia-a-faccia e si decide a somma nulla, mentre nella democrazia dei rappresentanti le decisioni sono negoziate e devono apportare benefici a più parti. Né bisogna farsi ingannare da finte forme di partecipazione, che in realtà vedono spadroneggiare le élite: per esempio, l’assemblearismo anni ’70. 

Un altro decisivo elemento di differenziazione tra la democrazia antica e quella moderna è il pluralismo (lezione 12), la cui scoperta, ricorda Sartori, risale alle guerre di religione europee (XVI e XVII secolo). L’Europa dovette sperimentare le distruzioni provocate dalle guerre di religione, in particolare la rovinosa Guerra dei Trent’anni (1618-1648), prima di elaborare i rudimenti del pluralismo e la fondamentale distinzione tra politica e religione: a Dio quello che è di Dio; a Cesare quello che è di Cesare; alla Società Civile quello che non è né di Dio né di Cesare. A partire dalla scoperta europea del pluralismo, il conflitto con l’Islam è diventato asimmetrico: per mille anni era stato uno scontro tra due religioni forti, Cristianesimo e Islam; dopo la laicizzazione dell’Europa, uscita esausta dalle sue ferocissime guerre di religione, lo scontro diventa Occidente laico contro Islam religioso, da una parte una non religione, dall’altra una religione. Si consideri, inoltre, che fondamento del Diritto europeo è quello romano, autonomo dalla religione, non quello canonico, mentre il Diritto islamico non è autonomo dalla religione. Sartori, quindi, non è tra i tanti che danno addosso al politologo americano Samuel Huntington, autore del saggio “Lo scontro delle civiltà” , come se i conflitti tra culture che la globalizzazione rende più frequenti, e che Huntington segnala, siano una sua invenzione e provocazione. Altro tema, quello del multiculturalismo (lezione 24), cui Sartori ha dedicato anche un libello, “Pluralismo, multiculturalismo e estranei. Saggio sulla società multietnica”. Il multiculturalismo non è affatto pluralismo, anzi, ne è la negazione, perché non promuove diversità integrata ma diversità separate, compartimenti stagni e ostili.

Sartori ricorda (lezione 13) la nota distinzione tra libertà da (difensiva) e libertà di (affermativa) e raccomanda che le libertà affermative (libertà di) non saltino mai le libertà da. La libertà da è il fondamento del principio liberale: la tutela dell’individuo da eccessi di costrizioni da parte dello stato. La libertà di è un’istanza che aspira ad andare oltre la libertà da, affermando la piena partecipazione delle persone alla cosa pubblica. Il marxismo ha rappresentato storicamente un movimento ispirato dalla volontà di realizzare la libertà in senso affermativo e una critica della concezione liberale della libertà, bollata come “libertà borghese”. La tragedia del comunismo, che invece di conquistare una libertà più grande ha negato la libertà essenziale, ci deve insegnare che qualsiasi progetto di arricchimento della libertà e di maggiore partecipazione non deve mettere in discussione la fondamentale libertà da, la tutela della libertà dell’individuo. Questi temi sono stati al centro dell’opera del filosofo e politologo Isaiah Berlin, di cui è appena stato pubblicato un inedito, “L’età romantica. Alle origini del pensiero politico moderno”, in cui si fa una storia dell’affermarsi del valore della libertà nella modernità. Ancora a proposito di libertà, bisogna distinguere (lezione 9) il liberismo, il sistema economico della rivoluzione industriale, dal liberalismo, costituzionalismo che si occupa di libertà politica. Al liberalismo ha molto nuociuto, commenta Sartori, la sua confusione con il liberismo.

L’eguaglianza è il concetto più difficile e pasticciato, scrive Sartori (lezione 14). Per prima cosa, bisogna chiarire cosa si intende per eguaglianza. Aristotele distingueva l’eguaglianza aritmetica (dare lo stesso a tutti), che applichiamo, per esempio, a proposito della legge (la legge è uguale per tutti), dall’eguaglianza proporzionale (dare lo stesso agli stessi), che ispira, per esempio, i modelli fiscali che funzionano, in cui il prelievo è proporzionale alla ricchezza. Grande rilievo ha avuto ed ha il confronto tra filosofie politiche ispirate all’eguaglianza di opportunità, che promuove la meritocrazia (eguale accesso per eguali meriti), e filosofie politiche, come quella marxista, che chiedono eguali partenze. Ma, scrive Sartori, rinunciare alla libertà in cambio di pane è solo stupido. Il problema vero è di ingegneria costituzionale, non di eguaglianza materiale.

Norberto Bobbio, il grande politologo e filosofo scomparso nel 2004, propose, nel suo libro “Destra e Sinistra” la coppia di finalità eguaglianza-diseguaglianza come la distinzione più valida tra sinistra e destra; successivamente, analizzò entrambi i termini alla luce della coppia di mezzi violenza-non violenza, ottenendo così quattro campi: quello della sinistra democratica, che persegue l’eguaglianza con mezzi pacifici; quello della sinistra di tipo stalinista, che persegue l’eguaglianza con la violenza; quello della destra democratica, che ritiene naturale il dispiegarsi delle disuguaglianze ma persegue questo modello di società con mezzi democratici; quello della destra estrema, fascista, che impone la gerarchizzazione con la forza. In questo schema c’è sì la distinzione di fondo tra sinistra e destra, ma anche l’accomunarsi della sinistra e della destra non-violente nel rispetto della democrazia e la comune avversione anti-democratica della sinistra e della destra estreme. Il saggio di Bobbio suscitò un grande dibattito.

Come abbiamo visto, spesso nel libro di Sartori si polemizza con le ideologie e le forze che hanno attaccato la democrazia nel secolo scorso, ma anche le nuove minacce alla democrazia sono ben presenti a Sartori. Polemizza con lo sviluppismo, lo sviluppo non sostenibile (lezione 26), che ignora che il nostro è un pianetino disperatamente sovrappopolato. Sartori non condivide la fiducia del grosso degli economisti, che pensano che il mercato certamente risolverà il problema (lezione 27), perché – dice – il mercato non contabilizza tante cose e calcola solo a brevissimo raggio. È necessario, invece, non solo il calcolo costi-benefici, ma una più approfondita analisi dei mezzi. Stiamo vivendo al di là e al di sopra del nostro capire, dice Sartori (lezione 28). Sartori è inoltre preoccupato per i disastri ecologici, la minaccia della crisi idrica e la crescita demografica fuori controllo, soprattutto nelle aree più povere del mondo: su quest’ultimo punto, ha spesso criticato duramente la Chiesa per l’opposizione sconsiderata alla diffusione dei mezzi di contraccezione.

Il libro finisce con accenti di preoccupazione. La democrazia è in pericolo? – si chiede Sartori nell’ultima lezione. A lunga scadenza, sì. È la macchina migliore, ma il pericolo viene dal macchinista, l’uomo massa, concetto preso dallo spagnolo Ortega y Gasset , che nel 1930 descriveva il nuovo tipo di cittadino che si andava affermando nel mondo occidentale come un bambino viziato, senza spina dorsale, che ha ricevuto in eredità benefici che non merita e non apprezza. Gli attacchi alla democrazia sferrati dall’esterno, dai totalitarismi, nel corso del Novecento, hanno messo a lungo in secondo piano i pericoli che vengono alla democrazia dall’interno. Oggi, l’analisi proposta da Ortega y Gasset torna di grande attualità. Un recente saggio di Raffaele Simone propone un’analisi della società globalizzata riprendendo spunti da Ortega y Gasset e Tocqueville. Questo cittadino infiacchito, che preoccupava Tocqueville prima, Ortega poi, non è per niente certo, teme anche Sartori, che saprà affrontare le sfide durissime che ci aspettano.

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[1] Giovanni Sartori, Democrazia: cosa è (Rizzoli, 1993).

[2] Giovanni Sartori, Democrazia in Trenta Lezioni  (Mondadori, 2008)

[3] Samuel Huntington, Lo scontro delle civiltà (Garzanti 1997)

[4] Giovanni Sartori, Pluralismo, multiculturalismo e estranei. Saggio sulla società multietnica (Rizzoli, 2002) 

[5] Isaiah Berlin, L’età romantica. Alle origini del pensiero politico moderno (Bompiani, 2009)

[6] Norberto Bobbio, Destra e Sinistra (Donzelli, 1994)

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Martedì 9 Maggio 2017

L’Istituto di Studi Sindacali Italo Viglianesi partecipa insieme alla Fondazione Brodolini e alla Fondazione Di Vittorio ad una ricerca sull’esperienza della Federazione Unitaria Cgil-Cisl-Uil 1972-1984. Il punto di partenza di questo lavoro è il convegno che si terrà domani, martedì 9 maggio 2017, ore 9.30, presso la Facoltà di Economia dell’Università La Sapienza.

Il convegno si svolgerà in due sessioni: la mattina con le relazioni su aspetti specifici che hanno caratterizzato la fine degli anni ’60; il pomeriggio si confronteranno tre segretari confederali, tra cui il nostro Domenico Proietti, con Giorgio Benvenuto, protagonista di quegli anni. In allegato, la locandina dell’iniziativa. Fraterni saluti.

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Roberto Campo

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