1959 L’anno della prima Conferenza di organizzazione della UIL.


statuto uilNel 1959 a Grottaferrata, in provincia di Roma, l’11 e 12 novembre si tenne la prima Conferenza d’organizzazione della storia della UIL.
Fu un notevole sforzo di carattere strategico perché era necessaria la riorganizzazione non solo dell’apparato, ma anche di un modo di concepire il sindacato. C’era la necessità di proporre novità dal punto di vista politico e organizzativo, dopo circa dieci anni dalla costituzione della UIL.

 

Era fondamentale passare da un’impostazione ‘emergenziale’ - ossia dettata dal bisogno di esserci, di far conoscere e diffondere la UIL - al radicamento sul territorio, con strutture definite, e sui posti di lavoro cercando un maggiore coinvolgimento dei nuclei aziendali per staccarsi da un modo di far sindacato molte volte improvvisato e dettato da situazioni contingenti. Era il momento di organizzare la vita della UIL. 

Luciano Rufino avviava il dibattito sulle tematiche oggetto della riflessione generale con un articolo apparso sul numero 46 del Lavoro Italiano, che introduceva i temi e la condizione con cui si era arrivati a quell’assise, evidenziandone attese e traguardi che la Confederazione si era posta.


L’attività preparatoria fu diffusa, affinché i partecipanti con le differenti aspettative potessero avere spazio e tribuna per le proprie proposte. E’ facile immaginare che a distanza di pochissimo dal 3° congresso confederale, tenutosi nel febbraio del 1958, la scelta di tenere una conferenza d’organizzazione fosse dettata dall’urgenza di trasformare le conquiste e i risultati raggiunti in qualche cosa di più stabile e duratura, proprio puntando sulla strutturazione delle realtà già organizzate e predisposte e su un personale tecnico e politico di qualità.

Infatti, il lavoro preparatorio era stato frutto di numerose assemblee che avevano predisposto le indicazioni e le proposte che, poi, la relazione introduttiva del Segretario generale Viglianesi aveva recepito. In questa maniera la UIL, favorendo il libero dibattito, la circolazione delle idee - confermando altresì l’autonomia e l’indipendenza del sindacato - esprimeva con questa diffusa partecipazione il progetto per quello che sarebbe stato il sindacato del domani attraverso una politica di organizzazione efficiente ed efficace.


In questa fase era importante per gli organi dirigenti sottolineare come darsi una politica organizzativa non significava burocratizzarsi, ma creare le condizioni per uno sviluppo. Questa preoccupazione indicava in certo qual modo il modello di origine della UIL, un’organizzazione estremamente flessibile e oltremodo indipendente, si potrebbe dire autonoma, in tutte le proprie componenti; laddove questa impostazione “libertaria” e al tempo stesso precaria, permetteva alle strutture di essere organizzate secondo schemi diversi, sollecitate dalle condizioni di partenza, dalle caratteristiche del territorio e del settore merceologico, molto parcellizzato, di competenza.

Inoltre, l’esperienza sindacale di quei protagonisti aveva le radici nelle organizzazioni prefasciste per la maggior parte dei casi. Con naturali eccezioni. Infatti, se la tradizione del solidarismo socialista, cooperativistico e delle leghe contadine, il mazzinianesimo e il repubblicanesimo con venature anarchiche, il sindacalismo rivoluzionario (Amilcare De Ambris portò il proprio saluto alla riunione del 5 marzo 1950) aveva la maggioranza, erano presenti dirigenti di rango come Arturo Chiari vice segretario dei metallurgici con Buozzi, d’altra parte c’era una larga compagine di giovani la cui unica esperienza era nata nella Cgil unitaria nata dal Patto di Roma.


Legati all’antifascismo e alla Resistenza, tuttavia, non negarono l’ingresso a molti che avevano fatto scelte diverse, consentendo, così, di arricchire il panorama sindacale con la loro esperienza di sindacalisti autonomi. In tutto questo la politica in senso stretto era preminente; molti dirigenti politici erano anche dirigenti sindacali, Viglianesi era Segretario del PSU e Vanni era stato Segretario dei giovani repubblicani, tanto che, non solo per la precarietà finanziaria, alcune sedi erano collocate all’interno di sezioni di partito.


La UIL aveva, nel decennio trascorso, impegnate tutte le proprie energie nel trovare risorse, sponde politiche e alleanze per sopravvivere alla morsa tra la Cgil e la Cisl. Era importante, dopo la vittoria della sopravvivenza, dare seguito pratico alla struttura sindacale. Il dibattito era concepito senza impostazioni precostituite e aperto a tutti i contributi proprio per dare alla Confederazione un’impronta originale, “Una volta delineate le linee fondamentali della nostra politica sindacale e la conseguente politica organizzativa occorre senz’altro individuare il punto di partenza della nostra direttrice di marcia per aggiornare la struttura del sindacato ai compiti nuovi e in base alle analisi della nostra società”, scriveva ancora Rufino.


Da queste poche parole si sviluppava la proposta, ossia il potenziamento delle strutture di base che erano i nuclei aziendali nelle fabbriche e negli uffici, le leghe dei contadini e i rapporti che dovevano intercorrere tra i nuclei e le Commissioni interne. Il sindacato doveva poi identificarsi con i propri iscritti coinvolgendoli sia nelle formulazioni delle proposte sia nella partecipazione attiva alle riunioni.

Per quanto riguardava le leghe contadine e il mondo dell’agricoltura era fondamentale sviluppare una progressiva e permanente azione di penetrazione. Quest’operazione era di vitale importanza sia per la rilevanza che aveva l’agricoltura nell’Italia degli anni cinquanta, sia per la previsione che veniva fatta da Rufino “Se si considera, fra l’altro, che ci dovrà essere il passaggio di una forte aliquota dei lavoratori della terra ad altre attività produttive, il lavoro organizzativo che andremo svolgendo in tale direzione ci assicurerà una continuità nel proselitismo anche nella previsione di variazioni sostanziali nell’occupazione della manodopera, dall’agricoltura ad altri settori”.


La proposta per le categorie era chiarissima. Queste dovevano assumere una sempre più ampia autonomia, aumentando le loro funzioni. Il decentramento funzionale, che coinvolgeva anche le camere sindacali, era da considerarsi imprescindibile in tutta l’azione di rafforzamento sindacale, allo scopo di sviluppare una sempre maggiore adesione ai mandati delle grandi linee della politica generale che la UIL elaborava, consentendo di dare maggiore respiro alle iniziative e una partecipazione più approfondita e vissuta sui grandi temi economici e sociali che impegnavano il sindacato per un cambiamento della società.


Questo impegno non tralasciava i settori più impegnati sul fronte dell’assistenza, ITAL, il tempo libero e le attività cooperativistiche. In questo caso si richiamava ad una maggiore interrelazione con la UIL, proprio per migliorare le comunicazioni in tutti i settori tra sindacato e lavoratori, in tutte le loro specificità e necessità.


L’operazione ambiziosa della UIL, per divenire un’organizzazione efficiente, moderna e funzionale pronta per le sfide e i bisogni che il mondo del lavoro, e più in generale il Paese, manifestava, doveva essere realizzata da una classe dirigente sindacale formata per consentire una visione d’insieme, affinché non fosse mai trascurata l’esigenza di creare legami e coinvolgimenti anche in altri campi.


Paolo SAIJA _ Responsabile Archivio storico UIL

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Martedì 9 Maggio 2017

L’Istituto di Studi Sindacali Italo Viglianesi partecipa insieme alla Fondazione Brodolini e alla Fondazione Di Vittorio ad una ricerca sull’esperienza della Federazione Unitaria Cgil-Cisl-Uil 1972-1984. Il punto di partenza di questo lavoro è il convegno che si terrà domani, martedì 9 maggio 2017, ore 9.30, presso la Facoltà di Economia dell’Università La Sapienza.

Il convegno si svolgerà in due sessioni: la mattina con le relazioni su aspetti specifici che hanno caratterizzato la fine degli anni ’60; il pomeriggio si confronteranno tre segretari confederali, tra cui il nostro Domenico Proietti, con Giorgio Benvenuto, protagonista di quegli anni. In allegato, la locandina dell’iniziativa. Fraterni saluti.

Il Presidente dell’ISS

Roberto Campo

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