viglianesi anniversario23 anni fa, moriva Italo Viglianesi, primo segretario generale della UIL.

Abbiamo piacere di ricordarlo nel mentre l’Istituto Studi Sindacali Uil a lui intitolato vive una fase di rilancio delle sue attività. La figura di Italo Viglianesi è importante perché ha contribuito in misura molto significativa all’affermarsi, con la nascita della UIL, nel 1950, di un esito della rottura della CGIL unitaria 1945-48 diverso da quello per cui spingevano molti ambienti politico-sindacali in Italia e in Occidente, il cui obiettivo era la costruzione di un solo sindacato democratico da contrapporre a quello a egemonia comunista.

Una configurazione da guerra fredda, che ben difficilmente avrebbe dato vita ad una successiva stagione unitaria. La scommessa della UIL è stata quasi temeraria: bisogna dare atto a Viglianesi di aver avuto un bel coraggio scegliendo di costruire una terza confederazione sindacale nell’Italia del dopoguerra, in competizione con i colossi CGIL e CISL, potendo avere come riferimento iniziale due partiti relativamente piccoli come quelli socialdemocratico e repubblicano.

A Viglianesi, inoltre, va riconosciuta la capacità di aver saputo coagulare intorno alla segreteria da lui diretta un consenso sempre più vasto sull’intero territorio nazionale, gettando le basi per il pieno successo della costruzione della UIL.

CastronovoLa parte migliore del libro è la prima, in cui si descrivono i problemi che la sinistra di inizio secolo avrebbe dovuto affrontare visti i cambiamenti in atto, superando gli schemi tradizionali, ma non ne fu capace. Con l'11 settembre 2001 e il terrorismo, la crisi del 2008 e le persistenti politiche di austerità, il crescere dell'immigrazione non regolata, l'allargamento prima e la crisi poi dell'Unione Europea, tutto si fece ancora più complicato, ma al cuore del problema rimasero soprattutto i nodi non risolti della prima ora.

Scrive Castronovo che la sinistra agli esordi del XXI secolo era saldamente insediata al timone dei principali paesi europei: Francia (Jospin), Germania (Schröder), Gran Bretagna (Blair), Italia (D'Alema). Avrebbe dovuto ridisegnare il welfare e revisionare l'interventismo dello stato per coniugare dinamismo economico e giustizia sociale, ma non seppe farlo. La sinistra di allora si presentava in due diverse declinazioni: Blair (la terza via) e Jospin (approccio più tradizionale). La confluenza tra le due impostazioni era possibile. Schröder, con il Neue Mitte (nuovo centro), si propose come linea mediana tra terza via ed étatisme (statalismo alla francese), ma non ebbe successo.

Anche in America a cavallo del millennio era l'ora della sinistra, con Clinton, "radical" più che "liberal", con idee che sembrano avvalorare le scelte di Blair, come l'accento sul workfare più che sul welfare. Qui Castronovo propone un confronto tra Europa ed America. Gli Europei - nota - erano convinti della superiorità del loro welfare (la spesa per lo stato sociale era in Europa del 27% del PIL contro il 5% negli USA, con situazioni come i 40 milioni di statunitensi senza assistenza sanitaria) e della maggior equità della loro distribuzione del reddito. Ma in Europa c'erano più poveri e più disoccupati che in America ....

La Germania a inizio secolo era il malato d'Europa. Schröder, vista l'impossibilità di fare passi avanti comuni insieme agli altri partiti socialisti, si smarca dalla sinistra francese e da quella italiana e si impegna nelle riforme interne, con il ministro Hartz, e nell'integrazione della ex-Germania Est. La guerra di Bush in Iraq dividerà gli Europei, e le sinistre europee. Ma la divisione non è solo sull'America, ma sulla stessa Europa, tra comunitari ed intergovernativi. La scelta della Francia di candidare alla guida della commissione per la stesura del trattato costituzionale europeo Valéry Giscard d'Estaing invece che Jacques Delors fu una chiara scelta a danno della prospettiva comunitaria.

Con le presidenziali francesi del 2002, l'ascesa del Fronte Nazionale di Jean-Marie Le Pen rappresentò il primo sintomo di un'inversione politica, che vedrà ovunque negli anni successivi la crescita del nazional-populismo.

Il racconto di Castronovo arriva fino alla vigilia delle elezioni tedesche del 2017. Due aspetti vanno rilevati: 

- la centralità della questione dell'immigrazione non regolata come causa prima della crescita dei populismi (e delle destre estreme); 

- il biasimo alle formazioni di estrema sinistra che scelgono la via delle scissioni e delle separazioni invece di far fronte comune: da Die Linke a Podemos, da Mélenchon a Bersani-D'Alema, perseguendo una rifondazione della sinistra europea "anche a costo di frantumarla e di lasciare perciò il passo sia al centro-destra sia all'estrema destra nazional-populista."

Castronovo è però altrettanto critico con i partiti socialisti europei, che non hanno saputo fare proposte comuni su nessun tema, dal superamento delle politiche di austerità a politiche di regolazione dell'immigrazione, a nuovi assetti per l'Europa.

Dicembre 2017 

Roberto Campo

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galli

Il capitolo-chiave è il quarto, dedicato al centro-sinistra, e in particolare a Mattei, Lombardi e Di Lorenzo. La tesi: si sarebbe attuato in quegli anni un golpe invisibile di ceti senza capacità imprenditoriale che sconfiggono il progetto Lombardi sulla programmazione, si prendono l'Enel e, alla morte di Mattei, con Cefis, l'Eni.

Si delinea una linea Colombo-Carli alternativa a quella del governo. Si avvia il passaggio dalla produzione al parassitismo finanziario. Tra i protagonisti successivi dello scontro, Carli dalla parte degli speculatori, Baffi e La Malfa contro.

Non si realizzerà, invece, l'opzione caldeggiata da Claudio Napoleoni, il patto dei produttori. La stagnazione d'Italia sarebbe cominciata allora. Vicenda emblematica: la disastrosa liquidazione della Olivetti, gioiello tecnologico dell'industria italiana, la prima a produrre un personal computer e un computer portatile. A partire da allora, inoltre, emerge il protagonismo politico dei servizi segreti; debutta nella grande politica la mafia.

Anni dopo, Fanfani dirà che l'attentato a Mattei aveva dato inizio alla strategia della tensione. De Lorenzo passa per il generale golpista, ma in realtà è agli ordini del Presidente della Repubblica nonché capo delle forze armate, Segni. Il golpe invisibile sarebbe l'unico golpe andato a segno, dei tanti di cui si è chiacchierato in Italia.

Duro il giudizio di Galli sul PSI di Craxi, visto non come modernizzatore ma tutto dentro l'economia bloccata (espressione di Andreatta) che prese piede con il golpe invisibile e che dagli anni Novanta diventerà stagnazione: dipendeva dai finanziamenti dei ceri finanziario-speculativi mentre nei suoi ranghi prevalevano i ceti burocratico-parassitari.

Un concetto decisivo per spiegare diversi nodi della storia italiana è secondo l'autore la teoria dei cerchi concentrici, udita da Galli alla Commissione Stragi presieduta dal senatore Pellegrino - di cui Galli è stato consulente -, esposta dal dottor Guerzoni, stretto collaboratore di Moro.

Non è che l'onorevole tal dei tali dica ai servizi segreti di andare l'indomani mattina a Piazza Fontana a mettere la bomba. Funziona così: al livello più alto si dice che il paese va alla deriva, che i comunisti finiranno per avere il potere, etc; al cerchio successivo, si dice: guarda che sono preoccupati, dobbiamo fare qualcosa; così si va avanti fino all'ultimo livello, quello che dice: ho capito, e succede quello che deve succedere, senza che vi siano responsabilità dirette dei livelli superiori.

Il libro, di poco più di cento pagine, è interessante, spesso discutibile. Troppo indulgente, per esempio, con Grillo. L'aspetto più convincente è il tentativo di individuare le radici della lunga stagnazione che ancora ci affligge.

Roberto Campo - Presidente dell'Istituto Studi Sindacali - UIL

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Storia dItalia in 100 fotoQuattro storici: Vittorio Vidotto per il periodo 1860-1918; Emilio Gentile per il 1919-1945; Simona Colarizi 1946-1979; Giovanni De Luna 1980-2017. La migliore secondo me: Simona Colarizi. Quasi sempre parla anche della foto e del fotografo, oltre che commentarla dal punto di vista storico. Manca però nel libro il racconto decisivo, quello dell'affermarsi dell'Italia industriale: c'è un po' di industria nel contributo di Vidotto; quasi nulla in quello di Gentile e in quello della Colarizi.

La descrizione di Giovanni De Luna del declino del modello fondista novecentesco: "ha lasciato spazio a un nuovo tipo di organizzazione economica, con il diffondersi di piccole unità artigianali e creative" (sic). Se questo è il quadro che si ha, non meravigliano le citazioni dell'immancabile Bauman, sia da parte di De Luna che della Colarizi.

Nel pezzo di Giovanni De Luna, inoltre, inaccettabili le omissioni nel racconto della vicenda della scala mobile 1983-84 e del relativo referendum del 1985 promosso dal PCI. Scrive De Luna della scala mobile: "il meccanismo che agganciava l'andamento dei salari a quello del costo della vita e che era stato un utile strumento delle condizioni di vita dei lavoratori".

Nulla sull'inflazione a due cifre, nulla su cosa significava per i disoccupati, nulla sul progetto riformista di Ezio Tarantelli. Insomma, sarebbe stato manomesso un utile strumento "per senza niente", come si dice in Abruzzo. Più avanti, Craxi viene definito thatcheriano-reaganiano per l'intervento sulla scala mobile. Altro momentaccio di De Luna quando commenta le dimissioni di papa Benedetto XVI: "si comportò come un dirigente di azienda che si offre spontaneamente di lasciare la sua carica quando capisce che non è più in grado di svolgere le sue mansioni.

Una concezione "aziendale" della Chiesa che ne evidenzia la subalternità culturale al mercato e alle sue regole." Tutte lodi invece per Papa Francesco. I suoi nemici: multinazionali, finanza internazionale, disuguaglianze. Manca, giustamente, il totalitarismo islamista. Qui non per responsabilità di De Luna. Effettivamente, papa Francesco ne incolpa il capitalismo ....

Roberto Campo

Limes Africa Italiana

Tra gli articoli, segnalo quello di Mattia Toaldo sulla frontiera Italia-Africa. Riconosce che a gennaio 2017 i flussi migratori verso l’Italia erano fuori controllo, mentre a dicembre 2017 il quadro è “ben più roseo”.

Il sistema messo in atto dal ministro dell’interno per frenare i flussi migratori dalla Libia viene battezzato “Minniti compact”.

È basato su tre cerchi: locale (fermare le partenze); marittimo (intercettare in mare gli immigrati, ad opera della Guardia Costiera libica); quello delle ONG, con cui si è negoziato un codice di condotta. Il messaggio dell’Italia ai paesi di transito degli immigrati è stato che la nostra priorità era bloccare i flussi.

Una parte del flusso è stato dirottato su piste alternative molto più pericolose, ma, commenta Toaldo, i morti nel deserto non si vedono in tv e nessuno neanche li conta come invece si fa nel Mediterraneo.

Toaldo contesta che il Minniti compact sia l’unica soluzione possibile, ma le alternative che propone richiedono più tempo per essere efficaci. Pur essendo Toaldo critico verso il Minniti compact, non raggiunge la supponenza di Luca Raineri in un altro articolo ospitato dalla rivista, in cui a proposito di Minniti si parla di “sorprendete attivismo” del ministro e di controverse dichiarazioni dello stesso secondo cui i flussi fuori controllo “rappresenterebbero una minaccia per la tenuta democratica del paese”: non so in quale disneyland viva Raineri per considerare una fantasia di Minniti il fatto che la capacità di controllo dell’immigrazione sia oggi tema decisivo per gli elettori europei.

Tornando a Toaldo, le sue proposte sono ragionevoli: rivedere le nostre leggi sull’immigrazione, in modo da gestire i rifugiati con il sistema di reinserimento in vigore e gli immigrati “economici” mediante accordi con i paesi d’origine in cui in cambio di procedure consolidate per i rimpatri vengano garantiti dei visti di lavoro regolari, con identificazione della persona all’origine.

Mettere fine, dunque, all’attuale sistema, formalmente chiuso ma in realtà aperto all’irregolarità. Bene, ma se Minniti non avesse affrontato l’emergenza, credo che non ci sarebbero le condizioni per lavorare a soluzioni come queste.

Roberto CampoPresidente dell'Istituto Studi Sindacali - UIL

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Appuntamenti, Comunicati Stampa, Novità & Servizi

Appuntamenti suggeriti dall'Istituto Studi Sindacali

Martedì 9 Maggio 2017

L’Istituto di Studi Sindacali Italo Viglianesi partecipa insieme alla Fondazione Brodolini e alla Fondazione Di Vittorio ad una ricerca sull’esperienza della Federazione Unitaria Cgil-Cisl-Uil 1972-1984. Il punto di partenza di questo lavoro è il convegno che si terrà domani, martedì 9 maggio 2017, ore 9.30, presso la Facoltà di Economia dell’Università La Sapienza.

Il convegno si svolgerà in due sessioni: la mattina con le relazioni su aspetti specifici che hanno caratterizzato la fine degli anni ’60; il pomeriggio si confronteranno tre segretari confederali, tra cui il nostro Domenico Proietti, con Giorgio Benvenuto, protagonista di quegli anni. In allegato, la locandina dell’iniziativa. Fraterni saluti.

Il Presidente dell’ISS

Roberto Campo

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